Cosa c’entra il paesaggio con il lockdown? | What does the landscape have to do with the lockdown?

di Peppe Mazzeo

(c) Edition Lammerhuber, ph. Pascal Maitre

In questi giorni di lockdown ho ripreso in mano alcuni vecchi libri. Gli stessi che componenevano la variegata bibliografia della mia tesi di dottorato.

Parlavamo spesso dei fiumi perchè sono chiavi di lettura straordinarie per comprendere la relazione che si stabilisce tra esseri umani e fatti naturali nella costruzione del mondo.

Da quell’esperienza e da questo presente che per l’ennesima volta (questa volta in maniera eclatante) ci mette di fronte l’urgenza di una rivalutazione del nostro rapporto con i pianeta, nasce questa iniziativa.

Con una nuova giovanissima generazione di architetti africani stiamo aprendo dei gruppi di discussione su Facebook.

In questi gruppi parliamo di architetture del paesaggio.
Architettura come organizzazione di elementi formalmente riconoscibili ma anche come composizione caratterizzata da una qualche capacità di colpirci sul piano emotivo ed estetico.
Paesaggio come luoghi che l’uomo ha già amato e che appartengono in qualche misura alla propria storia.
Questo nostro dibattito si occupa del rapporto che si stabilisce tra l’evoluzione del paesaggio come fatto storico e l’azione dell’uomo che lo modifica nel tempo.

Sul gruppo “Architectures of Congolese Landscape (Architectures du Paysage Congolais)” l’amico e collega Hembi Hembi, che ringrazio per avermi aperto le porte del suo paese, ha lanciato il primo argomento di discussione: il grande fiume Congo.


In these lockdown days I have taken up some old books. The same who made up the varied bibliography of my doctoral thesis.

There was often talk of rivers because they are extraordinary keys to understanding the relationship that is established between human beings and natural facts in the construction of the world.

This initiative was born from that experience and this present which for the umpteenth time (this time in a striking way) confronts us with the urgency of a re-evaluation of our relationship with the planet.

With a new young generation of African architects we are opening discussion groups on Facebook.

In these groups we talk about architectures of the landscape.
Architecture as an organization of formally recognizable elements but also as a composition characterized by some ability to hit us on an emotional and aesthetic level.
Landscape as places that man has already loved and which to some extent belong to his own history.
This debate is about the relationship between the evolution of the landscape as a historical fact and in human action as capable of modifying it over time.

On the group “Architectures of Congolese Landscape (Architectures du Paysage Congolais)” the friend and colleague Hembi Hembi, whom I thank for opening the doors of his country, Congo, launched the first topic of discussion: the great Congo River.